Guidonia, il girone infernale dei pendolari

In Cronaca & Attualità, Primo Piano da Yari Riccardi Commenti

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Pena. Termine che possiamo interpretare in due modi: scadente qualità di un servizio. “Questa cosa fa pena”. Altra accezione: sofferenza. In questo caso eterna ed immutabile, come quelle descritte mirabilmente da Dante nella sua Commedia. Non parliamo di ignavi, lussuriosi, iracondi e accidiosi: parliamo di pendolari. Di quelle persone che da anni prendono il treno da Guidonia per andare a lavorare. Prassi assolutamente diffusa e normale, se non fosse che la linea ferroviaria in questione – FR 2, per i profani quella che parte dall’Abruzzo e arriva a Roma – è praticamente dimenticata. C’è un po’ di speranza di vivere tempi migliori con il progetto del raddoppio del binario – speranza che resta, ovviamente – che prevede più treni e tempi di percorrenza più brevi. Ma come accade nei nelle cantica dantesca, ad un certo punto arrivano le tre fiere, la lonza, la lupa e il leone. L’imprevisto grave, inatteso, micidiale: tutto questo si racchiude nell’incendio che ha devastato mesi fa la nascente nuova stazione Tiburtina. Mesi in cui i disagi per arrivare a Roma erano praticamente quotidiani, mesi di ritardi e di treni cancellati. Tutto abbastanza normale. Ma è anche normale che la pazienza delle centinaia di persone che affollano tutti i giorni le banchine della stazione di Guidonia sia arrivata al limite. Un limite superato dal 29 agosto, quando sono entrati in vigore nuovi orari. Un punto di non ritorno che ha come simbolo la stazione Prenestina, una zona che, per le persone che abbiamo ascoltato, risulta essere “una cattedrale nel deserto, priva di qualsiasi collegamento con le aree circostanti, ma soprattutto priva di personale che possa garantire un minimo di sicurezza ai viaggiatori in attesa sui binari”. Ci viene raccontata una storia abbastanza emblematica del disagio e dell’assoluto senso di insicurezza che giornalmente vivono i viaggiatori. “Alcuni giorni fa, in pieno giorno, un signore si è trovato faccia a faccia con due drogati che lo hanno minacciato! Non vogliamo neanche pensare a quando farà buio prima, cioè tra qualche mese. Che cosa cosa potrà succedere?”. C’è stato negli scorsi giorni un intervento della Regione Lazio per chiedere a Trenitalia di limitare i disagi della tratta FR2. Parole secondo i pendolari sprecate, in quanto l’azienda “è andata dritta per la sua strada ed ha sfacciatamente garantito l'arrivo su Termini di tre o quattro treni nella fascia oraria mattutina che va dalle 6,30 alle 9,00. Una offerta che non viene replicata per le partenze pomeridiane, le quali registrano un buco di 6 ore dalle 12,30 alle 18,05, durante il quale tutti i treni partono da Roma Prenestina”. Quindi, se una persona – “sfortunatamente” – esce dall’ufficio alle 16, o aspetta alle 18 il treno che parte dalla stazione Termini, oppure si avventura verso la stazione Prenestina, con tutti le difficoltà del caso. La domanda che si fanno i viaggiatori è semplice: perché i treni garantiti fino al 28 agosto non sono stati lasciati, visto che garantivano una buona copertura della fascia oraria pomeridiana? Ecco la pena “infernale”: “a lavoro ci arriviamo, ma poi tornare a casa è una vera e propria odissea”. Disagi, quotidiani, per anni. Con la speranza che le cose migliorino con il raddoppio. Se non è un inferno questo, poco ci manca. Il tutto nell’indifferenza delle amministrazione comunali, che “per noi pendolari non fanno nulla. Ampio spazio agli eventi culturali estivi, ma niente su questa situazione di disagio che vivono i loro cittadini. Il sito del comune di Guidonia parla chiaro”. Si preannuncia un autunno caldo per chi utilizza il treno come mezzo di trasporto. Almeno finché il caos alla stazione Tiburtina non avrà fine. Almeno finché non sarà ultimato il raddoppio della ferrovia. “Purtroppo per me, da circa 20 anni sono un'utente della linea ferroviaria FR2, e, in questo lasso di tempo ho solo visto peggiorare il servizio, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo”. Vent’anni. Un’eternità. Come l’inferno. Mettere i vagoni al posto dei gironi, e l’allegoria è compiuta. Dante ci perdonerà. Per i pendolari ancora non è tempo di uscire a rivedere le stelle.

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