Guidonia, inaugurata Piazza Matteotti. Polemiche roventi per la targa datata 18 novembre 1935

In Cronaca & Attualità, Politica, Primo Piano da Yari Riccardi Commenti

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La cerimonia. Molta gente per l’inaugurazione di piazza Matteotti, luogo simbolo del presente e del passato di Guidonia (vedremo poi quale tipo di passato). Studenti delle scuole elementari e medie, associazioni del territorio, molta gente comune, bandiere dell’Italia in ogni dove, politici di ieri e di oggi a presenziare un evento nel posto dove la politica è di casa. Tutto è iniziato a mezzogiorno, con il taglio del nastro operato dal sindaco Eligio Rubeis. Dopo la cerimonia si è passati ai saluti istituzionali e ai discorsi di rito. Ha cominciato il presidente del consiglio Comunale Stefano Sassano, sottolineando la bellezza della piazza, e affermando come “un momento già importante assuma un valore maggiore se celebrato durante l’anno del 150esimo dell’Unità d’Italia. Questa piazza, insieme a piazza 2 giugno, daranno un nuovo ruolo e un nuovo volto al centro storico di Guidonia”. Poi è stato il turno di Alfonso Masini, dirigente del comune, che ha offerto cenni di storia del comune di Guidonia. Si è passati poi alla consegna di targhe e medaglie, per arrivare alla presentazione del pulmino per disabili che vede le sponsorizzazioni di numerose aziende e attività commerciali della zona. C’erano targhe anche per i generosi contribuenti. C’erano. Ma non c’era nessuno a ritirarli. E così, dopo l’intervento dell’assessore ai Servizi Sociali Ernelio Cipriani, che raccomandava celerità nella consegna delle targhe, al nutrito appello fatto dalla presentatrice sul palco hanno risposto soltanto in tre. Un momento surreale, che ha toccato attimi comici quando una signora, che si stava alzando per farsi gli affari suoi, è stata scambiata per qualcuno che doveva ritirare il riconoscimento. Risate quando ci si è resi conto che la signora stava giustamente andando a prendere un caffè. C’era anche un riconoscimento per Paolo Portoghesi, progettista, ma anche questo non è stato consegnato. La mattinata nella piazza – una piazza che è bella, ancora di più ora che ha un minimo di arredo urbano – è proseguita con la benedizione del pulmino da parte di Padre Andrea Stefani, con la lettura di un discorso del Duce (adattissima a questa giornata, vedremo alla fine perché) e con l’intervento finale di Eligio Rubeis, il quale ha spiegato che “Guidonia è diventata città perchè alle spalle ha una profonda ed importante storia. Ora è necessario sentirsi cittadini di Guidonia, purtroppo a causa delle molte frazioni che costituiscono il comune siamo portati ad appartenere ad una realtà piccola senza sentirci in pieno cittadini di una realtà più grande. Questa piazza non è stata realizzata per volere del Sindaco Rubeis o di Rubeis architetto, un lavoro non fatto per volontà di un singolo ma nato dall'unione delle forze. Una piazza realizzata per la città e per i cittadini, che ne godranno i veri benefici. Benefici che arriveranno da tutti gli interventi strutturali sulla città che abbiamo realizzato”. Questa è il racconto dell’inaugurazione.

Il Pre e il Post. Mentre ci recavamo in piazza Matteotti, una signora ci ha fermato, profondamente indignata, raccontandoci di una targa a suo dire offensiva verso i popoli dell’Africa Orientale. Il testo di questa targa è “18 novembre 1935 XIV. A ricordo dell'assedio perché resti documentata nei secoli l'enorme ingiustizia consumata contro l'Italia alla quale tanto deve la civiltà di tutti i continenti", e ci riporta ai tentativi di diventare potenza coloniale del regime fascista. Tentativi che videro l’applicazione di sanzioni economiche da parte della Società delle Nazioni – Mussolini definì questo fatto “assedio” – e che videro notevoli spargimenti di sangue nel Corno d’Africa. Vista la cospicua ed attiva comunità africana, etiope in particolare, a Guidonia, ci sembra legittimo il risentimento di quella donna e, immaginiamo, di tante altre persone. Il post parla di reazioni politiche, vede i rappresentanti del Partito Democratico non partecipare alla premiazione e l’Italia dei Valori prendere una posizione molto netta sull’accaduto. “Il Sindaco di Guidonia Eligio Rubeis – dichiara Sabatino Leonetti – con la targa (che ricorda l’invasione dell’Etiopia del 1935) apposta sul palazzo comunale di Piazza Matteotti, difende Mussolini e l’Italietta fascista contro l’Europa e la Storia. E’ un fatto gravissimo che il Sindaco del terzo Comune del Lazio – continua – offenda la memoria di tutte le persone che hanno perso la vita nell’invasione etiope e poi nella lotta di Resistenza, i cui valori sono consacrati nella nostra Costituzione che vieta l’apologia del fascismo. Come cittadino italiano e di Guidonia mi sento offeso di essere rappresentato da un Sindaco di tale cultura e chiedo al Ministro degli Interni Maroni di intervenire per rimuovere la targa e sanzionare il comportamento del Sindaco”. A Leonetti fa eco Emanuele Di Silvio, affermando che “se il Sindaco ha voglia di far restaurare qualcosa – spiega il consigliere comunale – pensi alla Rocca di Montecelio che sta crollando per la mancanza di interventi di restauro ed in alcune parti è piena di immondizia. In molti della comunità etiope di Guidonia mi fanno sapere di sentirsi offesi da questo gesto del Sindaco e chiedono la rimozione della targa”. Nella mattina di venerdì 10 giugno sarà svolto un sit in di protesta.

Risulterà chiaro dunque perché i discorsi di Mussolini sono stati più che adeguati per questa giornata. Alle polemiche ha risposto Rubeis, invocando chiarezza, e specificando che “dove ora è posizionata la targa vi erano delle iscrizioni incise durante il ventennio fascista, ho voluto riportarle alla luce perchè sono sempre stato un appassionato di storia, sin da giovane. La storia non deve solo essere raccontata, la storia deve essere toccata con mano, per questo ho scelto di fare l'architetto. Ai nostri giovani bisogna far conoscere la storia. Il periodo della guerra è stato certamente duro, la guerra è sempre brutta da chiunque venga fatta ma durante il fascismo vennero realizzate anche delle belle cose”.

Se dobbiamo scegliere un ricordo di questa mattinata, sono stati 15 minuti – più o meno – in cui un anziano signore ci ha raccontato – del tutto volontariamente, occhi lucidi e voce rotta dall’emozione – i momenti della sua infanzia contraddistinti dalla guerra, dall’avvento del fascismo e dalla fondazione di Guidonia. Tra il generale Guidoni, aerei caduti, e il timore alla sola vista degli stivali dei soldati, tra fughe precipitose in campagna e bonifiche dalle bombe, abbiamo respirato un po’ di Storia. Questa sì, che può essere raccontata, che vale la pena raccontare. Senza bisogno di targhe.

 

    

 

    

 

 

 

 

 

 

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