Guidonia, il giorno dopo la tragedia: un incubo dal quale è durissima svegliarsi. Il comune aiuterà la famiglia del bambino scomparso nelle spese per il rimpatrio della salma

In Cronaca & Attualità, In Evidenza, Primo Piano da Yari Riccardi Commenti

Condividi

Ci sono delle immagini che valgono molto di più dei racconti, delle ricostruzioni, dei sopralluoghi. Non servono sempre le parole per raccontare un dolore, un dolore fatto di attimi. Fatalità: spesso diamo la colpa al destino di certe cose. Vogliamo immaginare il destino, stavolta, come una farfalla: i bambini spesso restano incantati davanti al volo di questo colorato insetto, e altrettanto spesso vogliono prenderlo questa farfalla, per fermare un attimo. Per raccogliere la bellezza, per fermarla e tenerla stretta tra le mani, in un mondo che di bellezza ne ha ben poca, meno ancora per un bambino, che avrebbe il diritto di vivere un mondo all’altezza della purezza dei suoi occhi. Occhi. Questa è l’immagine del giorno dopo la tragedia di Guidonia, quando un volo di alcuni metri ha divelto la vita dal corpicino del piccolo Toni. Quegli occhi che abbiamo visto oggi, mentre, quasi in automatico, ci siamo diretti verso via Aniene. Un bimbo, carnagione scura, capelli e occhi neri. Se ne stava seduto sulle scale che danno su via Montecelio. Fermo. Le mani che sorreggono il mento. Gli occhi di chi vive un sogno tremendo, dal quale non si riesce a svegliare: uno di quegli incubi che quando ti svegli corri nel lettone, a ti stringi forte a mamma e papà. Un abbraccio che i genitori di Toni non avranno più. Un abbraccio che non hanno fatto in tempo a dare al loro piccolo. Il ragazzino che abbiamo visto oggi poteva essere il fratellino, il cuginetto, o un amico. Non importa. Importa il dolore. Quello che stravolge, che sconfigge, che fa gridare la rabbia al cielo. Che rende composti e dignitosi, come quel capannelli di persone che oggi si trovava sotto casa del piccolo. Un cerchio, compatto, silenzioso, saturo di affetto verso una famiglia che ha subito un dramma dal quale difficilmente ci si rialza. Sotto i palloncini: perché lì, in quella via, giovedì è morto un bambino. Su via Montecelio, uno striscone, colorato. “Ciao Toni! Silosò”. Tutte le persone che ieri si trovavano nei locali gestiti dall’associazione Ombra del Vento e dalla cooperativa Alternata si sono strette intorno alla famiglia di Toni. Un piatto caldo per i parenti, volontà di essere vicini in questo momento terribile: è già partita una raccolta fondi – solidarietà sociale – per aiutare i genitori a riportare la salma del bimbo in Romania, aiuto a livello burocratico.

Vicinanza espressa anche dal comune di Guidonia. “Una tragedia alla quale non avremmo mai voluto assistere – ha affermato il sindaco Rubeis -le cui dinamiche dovranno essere oggetto di una attenta verifica da parte degli organismi competenti”. Sono stati attivati immediatamente gli uffici competenti, affinché accertino o escludano motivazioni riconducibili ad una possibile sussistenza di condizioni di invivibilità e insicurezza dell’immobile. Il dirigente Gerardo Argentino e l’assessore ai Servizi sociali Ernelio Cipriani, in una circolare indirizzata a Asl Rmg, Commissariato di polizia di Tivoli, Tenenza dei carabinieri di Guidonia Montecelio, Comando dei Vigili del Fuoco di Tivoli, Lavori pubblici e Polizia Municipale, hanno quindi chiesto di effettuare le dovute verifiche di competenza sull’edificio, al fine di stabilire e garantire le migliori condizioni di sicurezza. Un gesto significativo, che dovrebbe essere sempre fatto. Sarebbe meglio farlo prima delle tragedie, ma ormai ha poca importanza anche solo pensarci. Il Comune di Guidonia, con Rubeis e Cipriani, ha poi confermato che “si farà carico di sostenere la comunità rumena nelle spese di rimpatrio della salma nella natia terra romena dalla quale il piccolo proveniva. Non è la prima volta che ciò accade, a dimostrazione della vicinanza con una nazionalità che oggi copre l’8% dell’intera popolazione comunale”. E questo è un bel gesto. Non dovuto, e quindi fatto col cuore. Quel cuore che vorremmo vedere domenica mattina, quando si svolgeranno i funerali del piccolo, alla Sala della Cultura. Funzione ortodossa. Vorremmo vedere la chiesa gremita, vorremmo vedere tanti fiori. Vorremmo far vedere a tutti che Guidonia sa abbracciare il prossimo, quello stesso che magari facciamo finta di non vedere, per paura, per distacco, o perché “poi la gente chissà che pensa”. Vorremmo un saluto degno per il piccolo Toni. Non si muore a 4 anni. Non si muore così, a 4 anni. E gli occhi, quelli del bimbo che abbiamo visto oggi in via Aniene, sono i nostri, sono quelli di chi crede di vivere ancora in un brutto, bruttissimo sogno, sono quelli di una città che venerdì mattina si è svegliata con un pungo nella stomaco. Il dolore poi passa. Il mal di stomaco resta. E non esistono medicine, per questo male.

 

Condividi