Guidonia / Tariffe mense, continua la battaglia delle mamme

In Primo Piano da Yari Riccardi Commenti

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“La mancata o incompleta compilazione del modulo (di iscrizione alla mensa, ndr) in argomento, costituisce causa impeditiva all’iscrizione nelle classi che fruiscono del servizio di refezione scolastica, attesa l’inesistenza di esplicita richiesta di fruizione di un servizio a domanda individuale e di espresso impegno al pagamento del servizio stesso”. È questa la dicitura presente nella lettera del 21 marzo a firma del dirigente all’Area VIII del Comune di Guidonia Corrado Cardoni che sembrerebbe essere in fase di modifica e di comunicazione ai dirigenti scolastici vista la direttiva del MIUR del 3 marzo, recepita successivamente dagli uffici comunali. Una vicenda che continua a raccontare sviluppi quella delle mense in città.

“Per il Comune non esistono motivi ostativi al pasto da casa: ce lo ha confermato lo stesso dirigente”: a parlare sono le mamme alle prese con le tariffe delle mense, una battaglia iniziata poche settimane fa con la manifestazione sotto il palazzo comunale e passata anche attraverso il colloquio con il commissario prefettizio Alessandra Nigro. Una battaglia che si sta muovendo su due fronti, quello del pasto da casa e quello del pagamento a consumo della refezione scolastica. “Vogliamo essere chiare: noi vogliamo pagare quello che ci spetta, ma relativamente a quanto consumiamo e non per un tot di giorni dei quali spesso neanche usufruiamo completamente”. Il pasto in mensa costa 4,82 euro per ogni studente, come evidenzia la delibera dello scorso anno, ed è questo il costo che le mamme hanno chiesto di pagare a consumo. La seconda via è quella del “panino da casa” (semplifichiamo), con una successiva richiesta relativa allo spostamento le iscrizioni al servizio da luglio a settembre.

Cambiamenti anche rispetto all’ultimo verbale della commissione mensa, riunitasi il 16 maggio. Il documento, visibile anche sui social, specifica come “pur riconoscendo che gli aumenti previsti vanno ad aggravare non di poco le finanze familiari dell’utenza, la maggioranza della C.M.S. si esprime non favorevole all’adozione del pasto portato da casa, principalmente per i motivi che vedono decadere tutti quei presupposti basati sul discorso dell’educazione alimentare e della sana alimentazione”, questo si legge nel provvedimento, in un passaggio per il quale pare sia stata richiesta dal settore Pubblica Istruzione rettifica al presidente della commissione con una nota inviata la scorsa settimana.  “Nel verbale dunque potrebbe andare a leggersi come il Comune non abbia dato parere negativo al pasto da casa. Anche per la Asl – raccontano le mamme – non dovrebbero esserci problemi: il pasto domestico prevede requisiti uguali a quello in mensa”. Una battaglia che continua e che vede le mamme particolarmente coese verso l’obiettivo. È stata fatta richiesta di accesso agli atti per il contratto d’appalto tra il Comune la ditta BioRistoro, e la settimana prossima è in programma un nuovo incontro negli uffici della Pubblica Istruzione. La richiesta è e resta quella di pagare il servizio, come previsto e come si deve. Pagare il dovuto, quanto consumato e quanto mangiato, non un euro di più. Questa è la linea delle mamme, per una vicenda che ha ancora molto da raccontare.

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