Riano / Italo Arcuri presenta “Minute di Passaggi di Tempo”

In News & Informazione da Alessandra Paparelli Commenti

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Abbiamo incontrato Italo Arcuri, giornalista e scrittore che lunedì 18 settembre presenterà il suo ultimo libro “Minute di Passaggi di Tempo” a Riano (Roma) presso il Teatro Parrocchiale Dante Bisio in Via Rianese, 131.

Lo scrittore ha presentato il suo ultimo libro già in molte librerie italiane, della Capitale e del nordest romano.

Come nasce il tuo amore per la scrittura?

Il mio affetto per la scrittura nasce dalla curiosità e dal desiderio di sapere. Curiosità e conoscenza. Leggere, così come scrivere, è stata una curiosità e un desiderio sin da piccolo. Ricordo che alle elementari avevo un giornale tutto mio, con tanto di testata e con tanto di grafica.

Ami i libri che raccontano vite, storie e ti immedesimi nelle cose che scrivi?

Amo tutti i libri che mi attraggono quasi per forza di inerzia, soprattutto quelli che parlano di vite vissute, perché sono moltiplicatori di emozioni. Ogni sera, ad esempio, se non leggo non riesco ad addormentarmi. I libri ti conciliano con il mondo che ti è attorno. Il mio libro parla di tante storie, di tante vite e di tante realtà. Intrecciate con l’ago del tempo e legate dal filo dei ricordi. Mi immedesimo in continuazione con la storia e con i protagonisti che popolano i miei libri ma anche i libri degli altri. Divento storia anche io, divento loro, nel bene e nel male. Solo così, infatti, da ogni storia e da ogni personaggio estraggo il racconto che cerco.

Come nascono i tuoi spunti?

Nella scrittura gli spunti vengono alla luce da ciò che vivi, da ciò che osservi e da ciò che desideri. Ogni minuto della nostra vita, in questo senso, diventa una narrazione. La riflessone, poi, scatena le pulsioni, che, a loro volta, permettono alla penna di dar forma al pensiero.

Si scrive maggiormente con la malinconia o con la gioia?

Con ambedue. Se si è più o meno felici dipende dagli affetti, dai fatti o dalle cose che ci circondano e perciò anche ciò che scrivi dipende dallo stato d’animo del momento. E ogni stato d’animo ti porta a scrivere senza mai sapere dove vai poi a parare.

Sono formative per te le storie di umanità che ascolti, tutte le storie delle persone con cui vieni a contatto?

Si, l’ascolto è importantissimo. Se non si presta attenzione, oltre a scrivere male, vivi anche male. L’ascolto è confronto che può diventare scontro. Dall’ascolto che conosci le storie. È come la lettura. Quando leggi origli lo scrittore. E più ascolti più conosci. Come sostiene Erri De Luca, anche io “rubo” l’ascolto e lo immagazzino. Alla buona torna sempre utile.

Scrivere è un cammino, una sosta o un rifugio?

Scrivere è un cammino, che a volte diventa sosta e altre ancora rifugio. Quando scrivi viaggi in continuazione. E quando lo fai hai necessità sia di sostare, per riposare la mente e il corpo e sia di rifugiarti, per concentrarti e goderti il camminamento stesso. Per me scrivere è stare sempre in movimento.

Leggere, stessa cosa, per te è un rifugio, una necessità o un’esigenza?

A volte è protezione, altre è bisogno ma quasi sempre è esigenza. Io ho urgenza di leggere. Se non leggo è come se mi mancasse parte del corpo. La richiesta di lettura è in me continua, quasi come respirare.

Cosa racconti nel tuo ultimo libro Minute di Passaggi di Tempo e chi racconti?

Intagli di ricordi e schegge di vita che sono tragitti, passaggi. Passaggi di tempo. Il tempo che trasforma il vissuto in ricordo e quello che prende a prestito fatti di cronaca per confidarci, in maniera discreta e fantasiosa, i suoi segreti. “Minute” fonde l’esperienza e il sogno, l’agognato e l’immaginario, il privato e il pubblico. Ogni episodio prende il lettore per mano e lo accompagna in terre conosciute e non per dare colori, sfumature e toni. Di stimolo è la memoria, che sempre registra e in parte riproduce, per guidarci e ispirarci nel quotidiano.

Una curiosità: quando scrivi ascolti musica e se sì, quale, che tipo di musica. Oppure hai necessità di isolarti completamente?

Quando scribacchio non ascolto musica o meglio ascolto musica sia prima che dopo ogni momento di scrittura. Farlo prima mi aiuta a scavare dentro e farlo dopo mi consente di perfezionare lo scritto. Ascolto i cantautori italiani. Tutti. Con una scala gerarchica però ben definita: Francesco Guccini, Fabrizio De Andrè e Paolo Conte. Non amo isolarmi. A me piace stare in mezzo ai rumori. Sarà per un difetto congenito che mi porto dietro e che chi avrà il piacere di leggere “Minute” scoprirà.

Scrivi in momenti diversi della giornata, per esempio di notte?

Scrivo sia di giorno che di notte. Certe notti mi è capitato di interrompere il sonno e di prendere carta e penna per appuntare un pensiero, una frase o un ricordo che altrimenti rischiavo di perdere all’alba. Fare l’amore con la lettura, e con la scrittura, è piacevole tanto quanto il desiderio di amare. E proprio come succede in amore non c’è mai un momento migliore o peggiore per farlo.

Quanto abbiamo bisogno di ritrovare l’umanità perduta e il senso di empatia?

Cerco di entrare in empatia con tutto ciò che mi circonda. Ritengo che anche gli oggetti abbiano un’umanità. Rispetto la penna come l’oggetto più sacro. Tanto quanto il libro e tanto quanto il foglio bianco. Perciò di umanità io mi disseto a più non posso e in ogni istante. E, per fortuna, il mio incessante bisogno di umanità non si ferma mai proprio grazie alla scrittura.

 

 

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