Gheddagi, una hostes: “le convertire le pagate di piu'”

In Cronaca & Attualità, Terza pagina da Roma Est Magazine Commenti

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Gheddafi lascia Roma e una scia di polemiche che hanno coinvolto tanto l'opposizione quanto alcuni settori della maggioranza. Si dividono i cattolici, attaccano i finiani, le donne del Pd e del Pdl, gli stessi islamici italiani bacchettano l'eccesso «gallismo» del colonnello, mentre Avvenire si scaglia contro quello che chiama un «effetto boomerang». Oggetto del contendere i 5 miliardi chiesti dal leader libico all'Unione europea per arginare il fenomeno dell'immigrazione clandestina. Di soldi dalla Ue,durante la visita a Roma, dice il ministro degli Esteri Franco Frattini non si è discusso. La visita, ha detto il ministro, non è stato un boomerang, come scritto stamane da Avvenire. L'accento sugli affari viene da Paesi che vorrebbero essere al posto dell'Italia. I vantaggi, ha detto il ministro Giancarlo Galan, sono stati superiori al folklore.

HOSTESS: CONVERTITE PAGATE DI PIU' Una recita, peraltro «male organizzata». Un lezione di Corano «falsata» in cui le tre convertite sono state «sicuramente pagate di più». E chi mostrava più entusiasmo, ha ottenuto, come «gratificazione», un invito a Tripoli, per una «mega-festa» che si terrà il 22 settembre per celebrare il 41/o anniversario dell'ascesa al potere di Muammar Gheddafi. Il racconto di Francesca, una delle centinaia di ragazze reclutate per le due lezioni sull'Islam tenute dal leader libico nel corso della sua permanenza a Roma, è polemico. Perché, secondo la ragazza, si è trattato di un evento «vergognoso, di un reclutamento volontario di escort». L'agenzia Hostessweb – riferisce Francesca, che ha partecipato solo al primo incontro – ha contattato circa mille ragazze telefonicamente o attraverso un annuncio sulla sua pagina web, pubblicato la mattina di sabato scorso. La sera stessa, le hostess hanno avuto la conferma dell'invito. L'iniziale entusiasmo di Francesca, originaria di Roma, si è subito affievolito. «Ho capito subito che era tutto programmato» e fin dal principio, i coordinatori dell'agenzia «ci hanno detto di evitare domande politiche e di mostrarsi interessate» perchè in tal modo «avrebbero potuto essere selezionate per una festa a Tripoli, in settembre». Del resto, rivela Francesca, anche la conversione all'Islam di tre delle ragazze era «una recita: erano hostess molto vicine all'organizzazione. Una di loro è stata accuratamente vestita prima dell'incontro. E sono state pagate di più». Le altre hanno ottenuto un gettone di 80 euro, consegnato in contanti, in una busta bianca dove un foglio 'suggerivà alle partecipanti di non parlare con la stampa neanche alla fine dell'incontro. Dal canto suo l'agenzia Hostessweb, che si è occupata dei compensi delle ragazze, è stata pagata dall'ambasciata libica «in buste recanti l'intestazione del leader» Muammar Gheddafi, ha spiegato all'Ansa il presidente dell'agenzia Alessandro Londero.

L'EUROPA VA AVANTI Un dialogo «difficile ma necessario»: il commissario europeo per gli affari interni e l'immigrazione, Cecilia Malmstrom, non poteva scegliere parole più azzeccate per definire recentemente lo stato delle relazioni tra l'Ue e la Libia. Del resto la richiesta di cinque miliardi di euro avanzata dal leader libico Muammar Gheddafi in occasione della sua visita a Roma, nonostante gli inevitabili e diplomatici 'no comment', non ha suscitato particolare sorpresa a Bruxelles. Dove da anni ci si misura con le bizzarrie della politica di Tripoli.

SADR, GIUDICI FURONO COMPRATI Torna alla ribalta uno dei più oscuri e intricati misteri mediorentali in cui è coinvolta anche l'Italia: la scomparsa 32 anni fa in Libia dell'imam libano-iraniano Musa Sadr. Proprio mentre il leader libico Muammar Gheddafi è in visita ufficiale a Roma, da Beirut il figlio di Sadr accusa il colonnello di aver comprato i giudici italiani che nel 2004 avevano di fatto assolto Tripoli da ogni responsabilità. La fine del tour di Gheddafi a Roma è coincisa oggi in Libano con le celebrazioni del 32/o anniversario della «scomparsa» di Musa Sadr, il carismatico imam sciita che ancora oggi vanta un seguito di milioni di fedeli militanti e che svolgeva un ruolo religioso e politico di primo piano nel turbolento scenario libanese e mediorientale. In una rara intervista ripresa oggi da tutti i quotidiani locali, Sadreddin Sadr si è rivolto alle autorità giudiziarie di Beirut «perchè agiscano al più presto e facciano pressioni su Gheddafi perchè la smetta di mentire, lui che ha comprato i giudici italiani, che poi affermarono che mio padre era forse giunto a Roma (da Tripoli)». Sadr figlio si riferisce alle conclusioni a cui erano giunti i giudici nel 2004, al termine del terzo e ultimo processo italiano dedicato alla vicenda della scomparsa dell'imam, avvenuta nell'agosto del 1978 durante il suo soggiorno ufficiale in Libia. Tripoli da allora sostiene che Sadr lasciò il suolo libico imbarcandosi su un volo Alitalia per Roma. Nell'ultimo procedimento, i giudici romani avevano accolto la richiesta del pubblico ministero Franco Ionta, secondo il quale ci sarebbero possibilità che Sadr fosse effettivamente arrivato a Roma su quel volo proveniente da Tripoli. Assolto quindi dall'ultima sentenza italiana, il regime di Gheddafi è invece accusato dal Libano di aver rapito Sadr, assieme all'assistente Muhammad Yaqub e al giornalista Abbas Badreddin. Le autorità giudiziarie di Beirut hanno anche emesso un mandato di arresto nei confronti del leader libico. Pur negando ogni coinvolgimento, Tripoli ha più volte inviato suoi emissari a Beirut per offrire risarcimenti ai famigliari di Sadr, che però continuano a chiedere giustizia. Il figlio dell'imam scomparso ricorda inoltre che le conclusioni delle indagini di Ionta «contraddicono quelle dei due primi processi italiani». Il primo (1978-79) dichiarava che non sussistevano elementi certi per sostenere che Mussa Sadr fosse arrivato a Roma. La seconda inchiesta, archiviata nel febbraio 1982, aveva provato invece che l'imam e i suoi due compagni non erano mai arrivati in Italia. www.leggo.it

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