“…Cosa mi aspetto dal domani?…”: i cittadini al voto tra sogni e incubi sull’Italia che verrà

In Politica, Primo Piano da Yari Riccardi

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elezioni_2013 002La cosa anomala è il cappotto. La sciarpa e l’ombrello. Il freddo e il cielo grigio. Scenario insolito quello delle elezioni 2013, almeno a livello climatico e paesaggistico. Campagna elettorale così caotica, caratterizzata da avvenimenti di  proporzioni storiche – le dimissioni di Benedetto XVI dal soglio pontificio – e da fattori e valori che di certo saranno oggetto delle analisi politiche e sociali. Astensionismo, antipolitica, rabbia, fiducia nella politica e nel suo ruolo che, da manuale, dovrebbe essere quello di governare per il bene comune.

Non intendiamo entrare nelle previsioni, nei sondaggi, negli exit pool e nelle percentuali. Avrebbe poco senso oggi. Abbiamo invece chiesto alle persone di immaginare. Immaginare il primo provvedimento che vorrebbero vedere attuato dal nuovo governo e sognare l’Italia che verrà da mercoledì in poi. Perché alla fine sono le persone comuni che votano. E sono loro ad avere il diritto di dipingere il loro futuro. E nei sondaggi ci chiedono chi abbiamo intenzione di votare, non cosa ci aspettiamo e perché. Spiegazioni precise, sfiducia, progetti, barlumi di entusiasmo e idee. Un campione rappresentativo della società. E il quadro che ne emerge è la legittima conseguenza. Alcuni di loro al primo voto, e questo forse è il dato più confortante: i giovani votano e si interessano. Forse quelli un po’ più “maturi” sono ancora legati alle ideologie, ne abbiamo avuto prova parlando con due arzille signore appena uscite dal seggio. La temuta ondata di astensionismo non ha contagiato tutti. Poi, chiaramente, lo diranno le percentuali. L’affluenza alle 19 viaggiava in linea con quella nazionale, intorno al 45 %.

Il primo voto non si scorda mai?  Domanda semplice e meravigliosa. L’entusiasmo e la consapevolezza che abbiamo incontrato in due giovani ragazzi al loro primo ingresso dentro un seggio elettorale sconvolge i tanti e ingenerosi stereotipi sulle nuove generazioni, e squarcia il cielo grigio di questi giorni. “ Vorrei che il nuovo governo rilanciasse l’economia del Paese, innanzitutto contrastando il monopolio tedesco, controllando gli evasori fiscali, diminuendo le poltrone in parlamento, e dando incentivi a coloro che creano posti di lavoro. Per fare tutto questo è necessario creare coscienze consapevoli e fornire gli strumenti affinché ci siano scelte ponderate. Bisognerebbe pertanto investire sulla scuola, eliminando i baronati nelle università e dando spazio al merito Siamo noi a costruire il domani, il futuro del nostro Paese. E dobbiamo combattere a testa alta per ciò che ci spetta di diritto e che ci interessa prioritariamente”. Ludovica, 18 anni compiuti da qualche settimana. Alla ragazza fa eco Emanuele, che immagina una riforma elettorale come “primo atto del nuovo governo. Una riforma che mi  dia la possibilità di scegliere direttamente la persona che voglio. Poi un ripristino dei fondi per la sanità e per l’ istruzione, con un relativo miglioramento di questi due settori. Cado nel banale, ma va detto: mi piacerebbe anche un dimezzamento del numero dei parlamentari e dei senatori, o perlomeno  la concreta riduzione del loro stipendio. Spero inoltre che il populismo e il qualunquismo rimangano nei programmi della d’ Urso e non a Montecitorio”. Nel futuro Emanuele vede poca luce. Un futuro dove “la speranza  muore prima di nascere, dove se non sei <<figlio di>> o <<nipote di>> non puoi niente. In fondo non la vedo molto diversa da martedì o da domani. E inoltre vedo le urne tra pochi mesi poiché o si mettono d’accordo per governare o cadranno presto, chiunque salga su sarà destinato a cadere in pochi mesi, vedo un paese che sta entrando, oltre in un periodo di crisi economica, anche in un periodo di crisi GOVERNATIVA dove i governi si succederanno uno dopo l’ altro senza che nessuno duri fino a fine mandato. <<Ahi serva Italia di dolore ostello, nave senza nocchier in gran tempesta, non donna di provincie ma di bordello>> Dante è sempre attuale!”.

“I sogni? Non abitano più qui”.  “In questi anni è stato impossibile sognare e coltivare speranza – racconta Michela – e non credo che cambi qualcosa oggi. Chiunque andrà al governo non conosce veramente i problemi di questo Paese, fanno finta di capire. Ma la colpa è anche la nostra, che ci siamo fatti prendere in giro e abbiamo creduto alle loro promesse”. Tecnica e allo stesso tempo tremendamente reale l’analisi di Giorgio, che, alla domanda relativa al primo atto che dovrebbe varare il nuovo governo, non ha avuto dubbi. “Azioni di ridistribuzione reale della ricchezza: la riduzione della forbice che divide pensionati a 500€ da pensionati a 10000€, e degli  stipendiati a 600€ da stipendiati a 600.000€”. Sul futuro, speranze zero. “Il mercoledì che cambierà le cose deve ancora venire. Non cambieremo questo paese democraticamente. Non cambieremo la cultura corrotta e mafiosa italiana con delle semplici elezioni”. Rassegnata è anche Tamara: “Francamente non saprei dare una risposta valida, il problema sta nel fatto che fino ad oggi al governo abbiamo avuto gente di poco valore morale e civile, non mi aspetto nulla di nuovo, il che è un brutto segno. Ho ceduto? Può darsi, anzi certamente è così, sconforto e il timore che per avere una qualità di vita migliore debba fare come mio padre, emigrare, in un paese del Terzo Mondo”.

“Un Italia solida e solidale”. “Sarebbe significativo che il primo atto – racconta Francesco – il nuovo governo lo faccia in strada. Vivere una settimana in mezzo alle persone comuni: sarebbe un ottimo modo per chiudere con il passato e iniziare a dare un esempio economico e morale finalmente reale”. Sul futuro, Francesco sogna “di veder cancellato finalmente il detto <<all’italiana>>, da sempre associato al malaffare. L’incubo è che la nostra realtà continui ad essere in mano a gente povera di cuore, di azioni e di pensiero. Lascia il mondo migliore di come lo hai trovato, mi hanno sempre insegnato. Non credo però intendessero il mio personale, di bene”.  Andrea punta su una distribuzione maggiore delle ricchezze, quindi una “politica seria per le famiglie: assegni famigliari, stipendi per le casalinghe”, mentre, su quello che ci aspetta, l’auspicio è quello “di una maggiore responsabilità da parte degli italiani, una maggiore partecipazione alla vita pubblica. Mi auguro che i giovani escano dalle loro tane”. Marco invece immagina un Paese uguale a quello di ieri, con una sola differenza. “La speranza che negli italiani cresca un maggiore senso civico e rispetto per quello che è il bene comune, quindi di tutti”. Anche Olga immagina una rivoluzione del pensiero. “Credo che potranno veramente cambiare le cose solo attraverso una <<rivoluzione>> che porti le persone ad abbandonare quell’egoismo che ha caratterizzato gli ultimi anni”. Probabilmente sarebbe tutto molto più facile.

Riforme a favore dei meno abbienti. Provvedimenti per la crescita – impresa, rilancio, consumi, disoccupazione –  “visto che proprio tutti hanno abusato – afferma Luca – in campagna elettorale di promesse in tal senso e mi aspetto che iniziative specifiche finalmente e principalmente rivolte a favore delle classi meno abbienti”. Sul futuro le idee sono piuttosto chiare. “La scomparsa dei partiti personali, dei capi popolo dietro i quali non c’è nulla. La realtà è che molto probabilmente avremo un governo con una maggioranza debole per governare mentre il sogno è di vivere, un giorno, in un paese civile”.

 “Sogno una riforma degli Italiani”. Luca, 22 anni, Collefiorito. “Il primo atto del nuovo governo? La legge contro l’omofobia e la trans fobia. Il futuro? Io sogno l’inizio di una lenta riforma degli italiani. L’italiano deve capire che lavorare in nero è sbagliato, che chiedere favori per passare avanti negli appalti è sbagliato, che mettere ai vertici di aziende pubbliche nomine politiche e non meritocratiche è sbagliato. Vedo un futuro dove un normale muratore la sera del giovedì dica a sua moglie e ai suoi figli: “andiamo a sentirci l’orchestra d’archi che fanno al teatro comunale stasera”. Lucia, insegnante, si augura “Interventi che diano la priorità al lavoro, alla crescita, alla fine della corruzione e vorrei un serio piano sulla scuola pubblica e sulla sanità. Troppo? Utopico?” e vorrebbe evitare gli incubi di “un eventuale inciucio e dell’ingovernabilità”, che la legge elettorale praticamente garantisce. Ci sono speranze, ovviamente. E Lucia sogna  “una nuova Italia, con parlamentari probi, che siano lì per il bene comune e non per meri interessi privatistici”. La realtà è però cruda. “Cambiare tutto per non cambiare niente. Il Gattopardo docet”.

“Ottimismo per influenzare la rinascita”. L’economia passa necessariamente dalla ripresa dei consumi. Questo pensa Paola, che si sofferma proprio sulla necessità di un maggiore potere d’acquisto da parte delle famiglie, “una revisione dei salari, maggiori aiuti alle imprese, sgravi e agevolazioni fiscali”. Su tutto dovrebbe soffiare un’aria positiva, ottimista, “perché una eventuale rinascita passa anche da questo”. Stefano non ha particolari provvedimenti in mente, ma solamente – e sarebbe anche molto – “serietà e giustizia. Vedo un Paese in gran fermento, che corre verso una innovazione generale e una crescita lavorativa, facendo pulizia di un vecchiume già visto” . Anna è lapidaria sul primo provvedimento – “la legge sul conflitto di interessi deve essere in cima all’agenda del nuovo governo” – e estremamente positiva verso il futuro. “Sogno un’Italia Rapida, in risalita, dinamica, florida, pronta ad affrontare le difficoltà con lucidità e consapevolezza delle potenzialità sulle quali migliorarsi e garantire progressi a tutti i cittadini, con equità e riconoscimento di meriti e demeriti”.

“Abbassare il cuneo fiscale”. Intervenire a favore dei lavoratori. Questo il pensiero di Marco, che sposta la lente sulle “giovani coppie, i disoccupati e i lavoratori precari giovani e non: per prima cosa servirebbe un radicale abbattimento del cuneo fiscale, perché in una repubblica fondata sul lavoro è assurdo che lo stato prelevi così tanto dalle buste paga dei lavoratori. Poi come metodo di inserimento nel lavoro valorizzerei l’apprendistato piuttosto che la miriade di contratti a termine, semplificando poi le tipologie di contratto e privilegiando quelli a tempo indeterminato. Sarebbero le misure più logiche da adottare, poiché incentiverebbero le imprese ad assumere e allo stesso tempo sarebbero molto efficaci contro il sommerso e la precarietà”. Mutui agevolati, prima casa a prezzo di costo, per permettere “di scavalcare palazzinari e banche con i proibitivi tassi di interesse. In generale credo che un buon governo debba abbassare notevolmente le tasse (sia dirette che indirette) soprattutto per i ceti medio-bassi, le famiglie e le piccole imprese, e smetterla di spremere queste categorie per fare cassa. Un buon governo non taglia la spesa sociale ma riduce i privilegi e gli sprechi, è spietato con la grande evasione e la malavita, e adotta una politica culturale, economica ed energetica intelligente, indipendente e sovrana”. Sul futuro Marco è decisamente politico. “Liberare il Paese dallo strapotere dell’alta finanza, delle banche private, delle multinazionali, delle agenzie di rating e che si torni a stati sovrani e a popoli liberi, ma liberi per davvero. Per rimanere nella realtà, non credo però che una clamorosa vittoria dei grillini (che non ritengo capaci a sostenere una così grande rivoluzione), o un eventuale governo di centro-sinistra con guida Monti, o una “grossa coalizione” (che vedo invece molto funzionali ai poteri di cui sopra) possano realizzarlo”.

“Belle domande, ma risposte purtroppo fantascientifiche”.  A prescindere dagli atti, Donatella si augura una “pulizia radicale dei privilegi e delle illegittimità e una riduzione dei numeri della Casta,  con impiego a favore della Sanità dei milioni di euro recuperati “. Amarezza nel pensare a mercoledì. “Sogni tanti, speranze nulle. Incubi e realtà? Una coalizione forzata che attuerà il partito di maggioranza per avere i numeri per governare, dove c’è da augurarsi, indipendentemente dal colore emergente, che prevalga il senso di responsabilità dei politici corretti al di sopra del malaffare di quelli corrotti, che ha imperato in tutte le compagini fino ad oggi”.

“Chi ha di più, dia di più”. Su questo punta Marco per rilanciare l’economia, un prelievo fiscale che tuteli chi ha un reddito medio basso. Da mercoledì in poi l’auspicio è quello di “una rivoluzione politica, con un governo che curi gli interessi degli ultimi, che permetta a tutti di avere gli stessi diritti e le stesse possibilità. Un governo che faccia una legge contro il conflitto di interessi, che dia un esempio di dignità e moralitá per non farci più vergognare di essere italiani. Vorrei un paese in cui non ci siano più studenti idonei non beneficiari di borse di studio, in cui le scuole non cadono a pezzi, in cui il volo per rientrare in Italia per votare sia pagato agli studenti Erasmus e non ai due marò”.

“Un bel nulla”. “Il primo atto che mi aspetto da nuovo governo è un bel nulla, cambiano i musicisti ma la musica è sempre quella”. Così Dario, 29 anni, medico da qualche mese. Sulle speranze il ragazzo fa un ragionamento di respiro ampio, immaginando “un adeguamento della legge italiana con gli standard dei paesi evoluti in merito di diritti civili, compresa una riforma del mercato del lavoro che cancelli la casta dei precari senza futuro. Sogno una politica che si occupi di salvare i cittadini e non sé stessa e le banche”. Dario chiude con una provocazione: “Non sarebbe male un qualche vincolo che obblighi i partiti eletti a rispettare le promesse fatte in campagna elettorale, pena tornarsene a casa e non potersi più ripresentare”.

Ripartire da zero. Andrea immagina come primo atto del nuovo governo un reset concreto e reale, visto che “senza un azzeramento dell’attuale classe politica è inutile anche pensare a qualsiasi riforma economica”. Per il futuro si punta sull’ambiente. “Un’Italia nuova e forte, spinta da un’idea nuova sulle energie pulite. che abbia le palle di lanciare ad esempio la prima macchina indipendente dal petrolio. Dalla crisi si esce con le idee che poi creano a loro volta nuova occupazione”. Sogni, come quello della lotta al signoraggio bancario, e incubi, che si materializzano “in una nuova ingovernabilità, causata dalle legge elettorale attuale”.

Prima del vortice di numeri e percentuali…Gente comune, quella che abbiamo incontrato. Ragazzi, ragazze, uomini e donne, lavoratori e studenti. Tutti con le idee chiare, tutti con qualcosa da dire. E forse è questo il dato che più ci piace sottolineare. C’è un cuore che pulsa, e che, a prescindere dalle idee politiche, batte nonostante tutto. Nonostante i Fiorito, i Maruccio, i Lusi e i Formigoni. E’ il cuore delle persone comuni.  Nonostante le mille contraddizioni della politica moderna.  Batte Per la società che ci circonda, per il posto dove viviamo. Per quello che, volenti o nolenti, è il nostro Paese.
 “Questa notte, più di 200 anni dopo che un’ex colonia vinse il diritto a determinare il proprio destino, il perfezionamento della nostra unione va avanti. Va avanti grazie a voi. Va avanti perché voi avete riaffermato lo spirito che ha trionfato sulla guerra e sulla depressione, lo spirito che ha sollevato questo Paese dal baratro della disperazione alle altezze della speranza, la convinzione che mentre ognuno di noi raggiungerà i propri sogni personali, noi siamo una famiglia americana e ci risolleviamo o cadiamo insieme come una sola nazione ed un solo popolo. Stanotte, in queste elezioni, voi, il popolo americano, ci avete ricordato che anche se la nostra strada è stata dura, anche se il nostro viaggio è stato lungo, ci siamo rialzati, abbiamo combattuto, e sappiamo, nel profondo dei nostri cuori, che per gli Stati Uniti d’America il meglio deve ancora venire (…) Anche se non mi avete votato, vi ho ascoltato, ho imparato da voi, mi avete reso un presidente migliore (…) Credo che potremo mantenere la promessa dei padri fondatori. Che se sei disposto a lavorare duro,non importa che tu sia uomo o donna, bianco o nero, ricco o povero, vecchio o giovane, etero o omo, riuscirai a farcela in questo paese e a vedere realizzato il tuo sogno”. Parole semplici, profonde. Alla fine, se dobbiamo sognare, vogliamo sognare che un qualcuno, domani come tra qualche anno, salga al potere e parli di unione, speranza, cadute e risalite, uguaglianza, che dica grazie anche a chi non l’ho votato. Il meglio deve ancora venire, proclamava Barack Obama qualche mese fa. Chissà se qualcuno, un giorno, ci racconterà le stesse cose. Si parla “solo” di Speranza. Parola bellissima, della quale abbiamo dimenticato il significato.

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