Guidonia / Caos cave, lo sciopero dei lavoratori: inizia il presidio davanti al Comune

In Primo Piano da Yari RiccardiLascia un commento

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C’è Sandro, che ha un mutuo da pagare, una famiglia da mantenere e dei figli. E’ stato lui uno dei primi dieci cavatori a passare la notte nelle tende davanti il palazzo comunale di Guidonia, all’interno di quel presidio attivato dopo la manifestazione di mercoledì 12 settembre. Questa mattina ce ne saranno altri, nel pomeriggio e nella notte altri ancora. Non mollano gli operai del settore estrattivo, alle prese con la battaglia per la difesa dei loro posti di lavoro. Una battaglia che coinvolge l’intero distretto, indotto compreso. Perché oltre a Sandro ci sono altre decine, centinaia, migliaia di storie. C’è quella di Valerio, artigiano del travertino, e della sua azienda che inevitabilmente pagherà la crisi del settore, così come Federico, e la sua ditta di lavorazione della pietra che guarda all’orizzonte le nuvole oscure intorno a sé e ai suoi collaboratori. C’è Flavia, che non ha saltato una protesta, nonostante il suo lavoro ci sia ancora. C’è Paola, impiegata nella prima ditta chiusa ormai da gennaio. E poi Luigi, operaio in piazza per solidarietà ai colleghi cavatori, e Mario, che in cava ci è cresciuto e adesso lavora da un’altra parte, ma proprio non ci sta a subire tutto questo, e si è portato in piazza la moglie e le figlie, “perché devono capire quello che sta succedendo”.

Pochi nomi che ne racchiudono centinaia, forse migliaia. Storie di un settore che di Guidonia è Storia e memoria. C’era tutto questo ieri nel corteo dei lavoratori, organizzato da Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil. Altro incontro interlocutorio, perché di risposte non ne sono arrivate. Di nuovo.

“Il travertino è la nostra storia, i lavoratori la nostra ricchezza”. Striscioni e bandiere. Apprensione, certo, perché il futuro è ancora velato da nuvole nere. Non come la giornata di ieri, radiosa come non si vedeva da tempo. Sotto un sole estivo è partita la manifestazione dei cavatori, cuore dello sciopero generale annunciato dai sindacati per difendere i posti di lavoro a rischio. Dalla Triade alla Piazza del Comune, il corteo ha percorso Via Roma fino alla all’incrocio con Via dell’Unione. Nessun passaggio nel centro della città, per motivi ancora da comprendere: i manifestanti sono dunque passati in Via Maddalena per arrivare davanti al palazzo comunale. Bandiere appese sulle balaustre di travertino, così come gli striscioni. Così è iniziata un’altra giornata di mobilitazione. Nel corteo i consiglieri comunali di opposizione, i consiglieri regionali Michela Califano e Eleonora Mattia, con loro anche il PD provinciale. Nel pomeriggio l’arrivo di Laura Cartaginese e Maurizio Gasparri.

I sindacati. “Il sindaco è un disco rotto, non riusciamo a dare risposte ai lavoratori”. E’ Daniele Mancini della Filca Cisl di Roma a raccontare l’esito del nuovo incontro tra sindacati e amministrazione comunale. “Posso anche capire il ruolo, ma non la mancanza di sensibilità. E’ tempo che si prenda le sue responsabilità: noi siamo per il rispetto delle regole, ma non sulla pelle dei lavoratori”. Sul presidio: “Facciamo a chi ha i nervi più saldi. Non faremo passi indietro”.

Sulla stessa linea la posizione di Remo Vernile della Fenal Uil. “Oggi abbiamo ascoltato le stesse dichiarazioni della scorsa settimana da parte dell’amministrazione comunale. L’unico sviluppo concreto è quello della revoca arrivata nei confronti di un’altra azienda. Noi andiamo avanti: alzeremo il livello della protesta, e porteremo avanti la nostra battaglia fino in fondo. Vogliamo risposte”.

“Il Sindaco è cinico rispetto alla problematica della disoccupazione – chiude Claudio Coltella della Fillea Cgil – e non si capisce perché, visto che siamo davanti a un dramma sociale che non può essere trattato in modo burocratico. Si parla di vita, storie, famiglie. I lavoratori non se ne andranno sino a quando non si troverà una soluzione”.

Presidio ad oltranza dei lavoratori, e lotta che andrà avanti anche sui tavoli istituzionali. I sindacati nelle prossime settimane saranno attesi dal confronto in Regione (già programmato per il prossimo mercoledì) e dall’incontro al MISE.

“Situazione che va regolata, ma non può essere questa la forma”. “Una tragedia”. E’ netta nel commento della situazione anche Paola, impiega di una cava che ha ricevuto lo stop alcuni mesi fa. “Non può essere questo il modo di regolare questa situazione: era questo il momento buono per sedersi tutti a un tavolo e iniziare un nuovo corso per l’intero settore”. Anche i lavoratori lo hanno dunque percepito: la questione ha preso una brutta piega per la gestione operativa e pratica del Comune. “Inutile far polemica, penso ai posti di lavoro, penso al rischio, mio e di tutti i colleghi, di diventare invisibili. Il quadro è drammatico, e ora ancora non si vede: le conseguenze dei licenziamenti saranno sotto gli occhi di tutti tra due mesi”. Un quadro più che tragico, che forse ancora non è chiaro a tutti.

“Tutto già sentito”. Sono arrivati intorno alle 15 il parlamentare del Movimento 5 Stelle Sebastiano Cubeddu – chiamato in causa da uno striscione apparso nella notte e poi rimosso – e il sottosegretario al MISE Andrea Cioffi. “Presenza voluta dal Ministro Di Maio – scrive il Comune nella nota serale – a seguito di informativa dell’onorevole di Guidonia: un dato politicamente molto significativo e dimostra la particolare attenzione del Governo Italiano rivolta alla situazione che coinvolge i lavoratori delle cave. Per un territorio che in passato è sempre stato politicamente abbandonato a sè stesso, questo è un segnale concreto che i lavoratori non verranno lasciati soli”.

La situazione è ferma alle dichiarazioni di intenti, perfettamente combacianti con quelle del sindaco arrivate il giorno prima. Per i lavoratori non possono bastare.

Barbet, Cubeddu e Cioffi hanno parlato direttamente con i lavoratori nel pomeriggio. Il sindaco ha parlato della volontà “di percorrere tutte le strade possibili per risolvere il problema, quello dei lavoratori e quello del ripristino ambientale”. Il sottosegretario ha annunciato la volontà di interagire con la Regione “per la tutela del diritto al lavoro e pr il rispetto assoluto della legalità. Noi qui per farvi sentire la presenza dello Stato”. E’ il momento del deputato Cubeddu, che rafforza il concetto della presenza dello Stato – peraltro comunque già rappresentato più che degnamente dalla Polizia, dal dirigente di Tivoli Roberto Arneodo e dai suoi uomini, e dai Carabinieri – e che parla di “fatto concreto la presenza del sottosegretario qui oggi: il MISE sta seguendo la vicenda”.

Nulla di nuovo rispetto a quanto già noto. Intendimenti, incontri, possibilità. Soluzioni però non se ne vedono. La platea si infuoca. “Ma quale segnale, qua andiamo tutti a casa”. Urla e insulti. “Se i lavoratori stanno a casa e pagano sempre loro, lo Stato non c’è”, e ancora “Sempre le stesse parole, le abbiamo già sentite”.

In serata il commento dell’amministrazione comunale. La nota conferma la volontà del MISE di coinvolgere la Regione Lazio, “che ha delle responsabilità che devono essere prese in considerazione. Il Ministero segue con molta attenzione la salvaguardia dei lavoratori e sarà a fianco degli enti territoriali per arrivare ad una soluzione”.

Segnali nuovi non sono arrivati. Il Comune anzi contrattacca. “I singoli imprenditori che hanno operando al di fuori delle norme sono i veri responsabili di questa situazione. Si è arrivati obbligatoriamente e con preavviso alla revoca o alla sospensione di alcune concessioni – chiude la nota del Comune – all’escavazione proprio per la mancanza di rispetto delle leggi regionali e nazionali, creando una situazione antigiuridica e di pericolo. Guidonia Montecelio è e sarà presidio di legalità a tutela di tutti: lavoratori, cittadini, ambiente, produttività”. Conciliare ambiente e lavoro è il refrain ripetuto da molti. Ma che senso ha regolamentare per poi chiudere? Che senso ha revocare con un tavolo regionale in corso?

Salari per milioni di euro. Finisce con un nulla di fatto e con le tende montate. Presidio ad oltranza nell’attesa di novità, buone o cattive che siano. Il prossimo snodo sarà quello degli incontri tra il settore al MISE e in Regione. Restano dubbi sul metodo scelto dal Comune di Guidonia per regolamentare il distretto, con “l’accetta” e probabilmente senza badare alle conseguenze. Conseguenze che giorno dopo giorno assumono i contorni del disastro. Un indotto di 2000 persone che rappresenta un monte salari di 40 milioni di euro circa. Una tragedia per i lavoratori, per i cavatori e tutti quelli che lavorano grazie all’attività estrattiva, una tragedia per un mondo di artigiani, piccoli e grandi, che rischia di scomparire. Uno scossone per un territorio che anche grazie al travertino è cresciuto. Un brusco strattone per l’intera economia del territorio. Parliamo naturalmente per ipotesi: questo è quello che potrebbe succedere.

Il punto è che ci sono 2000 lavoratori a rischio – ad oggi un centinaio di licenziamenti – e altrettante famiglie. Storie, cuori, lacrime e sogni. Mani scorticate, calzoni impolverati. C’è la Storia e la Memoria di un luogo. C’è la vita, negli occhi di quei lavoratori che ieri hanno affollato la piazza del Comune. Oggi c’è un po’ meno futuro. E al netto delle responsabilità, dei metodi e del merito, a quegli occhi servono risposte. Occhi stanchi, di chi ha dormito in una tenda per far valere diritti, e di chi non dorme da giorni perché i sogni sono affollati dai fantasmi. Quelli brutti, quelli che arrivano da un futuro zoppicante e pieno di cancelli chiusi.

 

 

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