Tivoli / “Me la canto e me la suono”, uno spettacolo per le orecchie…e per il cuore

In Roma Est, Spazio al Sociale da Riccardo Sgroi Commenti

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Lunedì 25 settembre,  alle Scuderie Estensi di Tivoli, un pubblico composto da adulti, bambini, anziani, amici, parenti o semplici curiosi, ha avuto la fortuna ed il piacere di assistere ad uno spettacolo musicale molto particolare, soprattutto per la sua unicità: nell’ambito del settembre tiburtino, sotto gli occhi divertiti e la partecipazione attiva del Sindaco Proietti, il Gruppo Differenziato, di cui spiegheremo a breve le origini, ha dato vita ad uno spettacolo coinvolgente e ricco di spunti.

La musica ovviamente ha giocato un ruolo fondamentale, ma non quanto i protagonisti di questa esibizione, perché al centro del progetto “Me la canto e me la suono” ci sono dei ragazzi speciali, tutti appartenenti a differenti associazioni e  cooperative locali che lavorano nel sociale:il progetto è stato promosso dal centro diurno comunale “locomotiva” di Tivoli Terme, con il patrocinio del Comune, centro che è gestito dal consorzio Valcomino e dall’associazione “LOCO-MOTIVA”.

I ragazzi che hanno partecipato sono in parte i frequentatori del centro e in parte ragazzi del progetto di inclusione del Comune di Tivoli, alcuni di loro fanno parte dell’Associazione Coltiviamo la vita; inoltre hanno collaborato anche la
Cooperativa Abilm.Mente, le associazioni Vento di tramontana, Innovanda e Liberi di fare sport.

Con loro alcuni studenti del istituto tecnico Fermi di Tivoli coinvolti proprio sul finire dello scorso anno scolastico, pochi giorni dopo che le associazioni e le istituzioni hanno dato il loro consenso alla realizzazione di questo ambizioso progetto di inclusione, affidandone il controllo e la responsabilità alla giovanissima Giorgia Casali.

Ambizioso perché le tempistiche di un percorso iniziato nei primi giorni dello scorso luglio e sviluppatosi attraverso gli appuntamenti settimanali, in poco più di 90 ore totali potevano sembrare  poche per organizzare lo staff e un gruppo di 30 ragazzi così differenti tra loro, per lo più incontrati per la prima volta solo all’inizio del progetto. E invece ogni singola persona ha saputo leggere la rara opportunità di conoscere e confrontarsi con un mondo nuovo, senza paura, anzi con entusiasmo, passione e dedizione. Durante il corso del progetto hanno lavorato fianco a fianco realizzando prima degli strumenti musicali con materiali di riciclo e poi provando e riprovando, hanno messo su una scaletta musicale in grado di valorizzare tutta la bellezza delle diversità culturali.

Eppure il valore aggiunto e unico di questo progetto ha radici profonde ma al tempo stesso semplici e genuine: puntando sulle capacità di due formidabili musicisti come l’esperto bassista Adriano Niro e il dinamico percussionista Fabrizio Candidi, i ragazzi, con l’aiuto dei collaboratori, hanno realizzato prevalentemente strumenti che servissero a tenere il tempo, a dettare il ritmo; ed è qui, a metà tra il colpo di genio e la serendipità, che scatta la scintilla, che di colpo tutte le banalità e le incertezze con cui convivono abitualmente questi ragazzi, dai disabili agli adolescenti, sono state spazzate via da un incredibile percorso di crescita, condivisione: immaginate per un attimo il paradosso di chi spesso in difficoltà perché non al passo, tagliato fuori da un mondo in costante affanno nella quotidiana corsa contro il tempo, si ritrovi per una volta a fare i conti con l’emozionante scoperta di dettare il tempo e farlo da protagonisti, mettendosi alla prova, non con i soliti limiti, ma con nuove capacità e qualità ; provate per un istante ad immaginare la semplice gioia di farsi trascinare dal ritmo, perché questa volta il ritmo siete voi!

Solo partendo da questi presupposti si può cercare di raccontare la corroborante energia che si respirava lunedì pomeriggio alle Scuderie Estensi, la stessa magia che prima ha fatto scrosciare applausi ad ogni brano cantato, suonato e recitato, e poi ha fatto alzare dalle sedie il pubblico, per provare con le proprie mani e le proprie orecchie quello che i ragazzi hanno vissuto quest’estate: bambini con boccioni riciclati a tamburi, madri di famiglia con lattine di coca-cola trasformate in maracas, liceali al fianco del Sindaco Proietti con piattini ricavati dai barattoli dei pelati, tutti immersi e concentrati a tenere il tempo; tutti, dal primo all’ultimo, anzi, per una volta, senza nessuna retorica, dagli ultimi ai primi coinvolti dalla musica, accomunati tutti dal nostro “essere umani” (che per altro era il concetto sottolineato da un mix cantato in apertura).

E se la musica la fa da padrona, inevitabilmente, per rispondere ad un irrefrenabile istinto umano la chiusura perfetta poteva essere solo un ballo popolare, una quadriglia che strizzava l’occhio alle origini contadine della Tivoli più verace e autentica.

Uno spettacolo durato poco più di un’ora, eppure alla fine, tra un bacio, un abbracci, e un saluto si ha la sensazione di aver compiuto un viaggio, non solo musicale tra canzoni di ogni provenienza, ma  anche più emotivo e profondo, alla scoperta di veri e propri mondi, vicini eppure sconosciuti, diversi sotto alcuni aspetti e simili per altri versi, ma sempre fonte di ricchezza e spesso inattesi maestri di vita.

 

 

 

 

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