Guidonia / “Ci hanno tolto anche la fiducia nel futuro”: la rabbia dei lavoratori Ter

In Primo Piano da Yari RiccardiLascia un commento

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L’ultimo giorno è stato il 31 luglio. Poi è iniziata la chiusura per inventario. “Solo che non c’erano più prodotti da vendere”. Si è tenuto nella mattina di lunedì 11 settembre il “giorno della rabbia” dei dipendenti della Ter, proprietaria di supermercati a Tivoli, Marcellina e Palombara alle prese con una enorme crisi che ha portato oscure nubi sul futuro di 70 lavoratori, che si sono ritrovati sotto la sede centrale di Via Rosata per la manifestazione organizzata dalla Filcams Cgil Roma Est Rieti e Valle dell’Aniene.

La protesta. Alla presenza della segretaria del sindacato Barbara Di Tomassi i lavoratori hanno gridato la loro rabbia. Lavoro, dignità e certezze sul futuro. Queste le loro legittime rivendicazioni. Una dignità già lesa dagli ultimi mesi di lavoro, quando lo stipendio era composto da acconti settimanali in base agli incassi dei vari supermercati. “La Ter ci aveva garantito – ha spiegato la Di Tomassi – la riapertura prima di Ferragosto. Non è mai avvenuta”. E’ accaduto altro. Sono arrivate ai lavoratori due distinte lettere. Una che metteva alcuni alle dipendenze di altre società nate ad hoc per la situazione, l’altra che ne collocava altri in ferie fino al 30 settembre. Nel mezzo due negozi sono stati restituiti dalla Ter ad aziende competitor per impossibilità di pagare l’affitto. “Abbiamo già richiesto chiarimenti alla società, coinvolgendo il Ministero del Lavoro: una parte dei lavoratori è coinvolta in questo riassorbimento da parte di queste nuove cooperative, l’altra no. E la 428 non ammette deroghe, noi di queste modifiche societarie – prosegue la sindacalista – non siamo neanche stati avvisati. Vogliamo capire se ci sono i requisiti necessari per questi cambiamenti”. Parliamo di 70 lavoratori, tutti del territorio. Persone monoreddito, marito e moglie, donne sole. Famiglie intere alle prese con l’incertezza. Per il futuro, e per il passato. Sono attese tre mensilità e le quattordicesime.

Le storie. “Dietro al lavoro ci sono progetti, un mutuo da pagare, un asilo nido per i bambini: non c’è lo stipendio, ma i pagamenti continuano”. Sono le parole di Francesca che aprono la serie di testimonianze che abbiamo raccolto tra i lavoratori e le lavoratrici. “C’è chi aveva solo questo stipendio, e molti dei miei colleghi vivono questa storia giustamente con grande apprensione. La disoccupazione? Certo, ma 24 mesi passano in fretta. E poi che succede?”. Negli occhi di molti ancora gli acconti sugli stipendi in base agli incassi dei supermercati.

“Sono vedova da 3 anni, ho solo questo stipendio, tra mutuo e prestiti pago 1100 euro al mese. Finora mi ha aiutato mia sorella. Piango, certo che piango: mi costringo a restare ottimista – racconta Roberta – ma ho tanta paura. E’ impossibile vivere senza soldi”. Roberta è entrata nell’azienda nel 1979. Le mancano 4 anni per la pensione.

Luigi lavorava nella Risp di Marcellina. “Ci lavoravo con la mia compagna, ci ha lavorato mia mamma. Pago un mutuo di 1050 euro al mese, e sono preoccupato e arrabbiato: qui non c’è più niente, e io non so come andare avanti”.

“L’unico stipendio è il mio”. Sono lucidi gli occhi di Letizia, sposata e da tre mesi senza stipendio. “Mi aiutano i miei genitori: noi tutti qui siamo appesi a un filo”.

Serena era alla manifestazione con i due 3 bimbi piccoli. “Bimbi che mangiano solamente pasta da mesi, perché altro non ci possiamo permettere. Ora inizia la scuola e loro non hanno niente, senza dimenticare il mutuo da pagare”. Uno stipendio per 5 persone, e 3 bimbi piccoli. Impossibile farcela. “Ho iniziato a conoscere la vicenda una volta iscritta al sindacato. Prima mi hanno trattato come una cliente, mi arrivavano le voci e stop, eppure ho lavorato qui per 9 anni. Ci hanno tolto anche la fiducia nel futuro”.

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