Guidonia/Operazione Ragnatela, parla l’avvocato Augusto Colatei: la situazione dopo gli interrogatori di garanzia dell’ex segretario generale Rosa Mariani e Maurizio Rocchi

In Cronaca & Attualità, Primo Piano da Yari Riccardi

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E’ l’avvocato Augusto Colatei a fare il punto della situazione sull’ex segretario generale del Comune di Guidonia Rosa Mariani – accusata di associazione a delinquere ma senza reati fine – e sul funzionario Maurizio Rocchi, indagato per peculato, dopo l’interrogatorio di garanzia avvenuto sabato e nell’attesa della presentazione dell’istanza di scarcerazione. Entrambi gli assistiti sono coinvolti nell’Operazione Ragnatela.

“Sono stati due interrogatori – spiega il legale – assolutamente positivi: hanno dato al magistrato le indicazioni per poter meglio comprendere la loro attività amministrativa”. Per l’ex segretario generale l’accusa è quella di non aver adeguatamente vigilato sugli atti amministrativi. “Nessun reato fine contestato e nessun episodio delittuoso: la Mariani non ha preso mazzette, né direttamente né indirettamente”. Gli inquirenti le contestano l’associazione a delinquere, perché si ritiene che il mancato controllo e la mancata vigilanza sugli atti amministrativi “abbiano consentito agli altri coinvolti di portare avanti gli atti che vengono delineati nelle indagini. Rosa Mariani ha dichiarato e dimostrato che il suo comportamento dal punto di vista amministrativo è stato corretto e in linea con quanto previsto dai regolamenti di controllo in uso al Comune di Guidonia”. Un riferimento anche alle intercettazioni della Mariani durante i pranzi con gli altri indagati. “La mia assistita ha avuto pranzi occasionali con quelli che erano colleghi di lavoro, frequentazioni mai finalizzate a chissà che cosa. A tavola non è reato ascoltare e commentare”.

Due invece gli atti amministrativi contestati al funzionario Maurizio Rocchi. “Il geometra ha solo sottoscritto un impegno di spesa con un importo di 47.500 euro iva al 22% compresa. Rocchi non ha mai fatto i lavori né il contratto, non ha sottoscritto l’ordine di liquidazione che comporta il mandato di pagamento. Una volta fatto l’impegno, la società non l’ha più né vista né sentita”. Per il funzionario l’accusa è di peculato. Focus anche su una seconda determina relativa alla fornitura di arredi urbani. “L’unico lavoro realizzato in quel caso è stata una recinzione, peraltro anche fatta male e non richiesta. La fattura in questione peraltro non è neanche stata pagata, è stato il mio assistito a bloccarla perché la prestazione non era stata realizzata né era stata fatta un’opera adeguata a quanto impegnato”.

Oggi dovrebbe essere il giorno della presentazione delle istanze da parte degli avvocati difensori. In settimana è attesa la risposta del Gip.

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