Guidonia / Pasto da casa, il TAR respinge il ricorso della Bioristoro: vincono le mamme e il Comune

In Primo Piano da Yari RiccardiLascia un commento

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La discussione era in programma il 6 febbraio. Da un lato la Bioristoro, che a Guidonia gestisce il servizio mensa nelle scuole, promotore del ricorso al Tar. Dall’altro il Comune di Guidonia. In mezzo, attori interessati, la Asl Roma 5 (non costituita in giudizio) e gli avvocati Giorgio Vecchione, Alessandra Savoca, Roberta Federico, in rappresentanza dei genitori di Guidonia che hanno dato battaglia negli scorsi mesi per il pasto domestico nelle mense scolastiche. La sentenza del Tar è arrivata, e rischia di essere l’attesa parola Fine di una vicenda che sembrava essere infinita.

Il Tribunale ha respinto il ricorso della Bioristoro, che chiedeva l’annullamento della nota 101404 dello scorso 10 novembre, con la quale il Comune di Guidonia disponeva a carico della società “l’immediata variante in diminuzione della SCIA sanitaria, con previsione dello stralcio di una parte del refettorio dalla delimitazione dell’area ricadente sotto la responsabilità dell’O.S.A., nonché la prosecuzione – si legge nel dispositivo della sentenza – del servizio di sanificazione preventiva e successiva dell’intero refettorio, ivi inclusa l’area di competenza della dirigenza scolastica”, e di tutti gli atti “presupposti, connessi e consequenziali”.

Il Tar non ha lasciato spazio a dubbi. Tutto parte dalla nota del 10 novembre 2017 con cui è stata disposta la variante in diminuzione della segnalazione certificata di inizio attività sanitaria con previsione dello stralcio di una parte del refettorio dalla delimitazione dell’area ricadente sotto la responsabilità dell’operatore socio assistenziale nonché la prosecuzione del servizio di sanificazione preventiva e successiva dell’intero refettorio, ivi inclusa l’area di competenza della dirigenza scolastica: questo l’oggetto del provvedimento del Comune impugnato dalla Bioristoro.

Un provvedimento che per il Tar “risponde alla richiesta di parte dei genitori degli alunni delle scuole comunali di consentire ai propri figli il consumo di un pasto preparato a casa, in alternativa al servizio di refezione scolastica”: di fatto una possibilità che il Comune, interpellata la Asl, ha concesso “senza incidere sul rapporto contrattuale, ha disposto la riduzione della segnalazione certificata di inizio attività sanitaria per il refettorio scolastico distinguendo l’area di competenza del gestore, all’interno della quale vengono serviti i pasti preparati dalla mensa, dall’area posta sotto la sorveglianza del personale scolastico, nella quale i bambini che non usufruiscono del refettorio possono consumare il pasto preparato a casa”.

Nessun intervento unilaterale da parte dell’amministrazione comunale sul rapporto contrattuale. Con il provvedimento impugnato veniva infatti precisato che “dall’esecuzione di esso non sarebbe derivato alcun aggravamento della prestazione contrattuale dell’appaltatrice, né sarebbe stata modificata la retribuzione contrattuale, stabilita in relazione al numero di utenti senza predeterminazione di un minimo, trattandosi di servizio a domanda individuale”. Altro particolare interessante della sentenza è quello relativo alle “aree stralciate” dei refettori, che il Tar chiarisce essere sottoposte “alla responsabilità della dirigenza scolastica, così escludendo qualsiasi responsabilità della ricorrente per eventuali rischi sanitari indipendenti dalla corretta esecuzione degli obblighi contrattuali”. Un ricorso che il Tar ha definito nella sentenza “manifestamente infondato”, per una sentenza che di fatto potrebbe andare a chiudere una vicenda lunga fin troppi mesi e che oggi rappresenta una prima “prova di forza” vinta dall’amministrazione comunale di Guidonia, dopo mesi di polemiche decisamente infuocate. Ma soprattutto è la vittoria delle mamme che sin da subito hanno portato avanti la causa, senza mai fare passi indietro. Oggi il pasto da casa è realtà, e la temuta data del 6 febbraio si trasforma in un effettivo nuovo corso.

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