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Guidonia/Progetti per la realizzazione di interventi di accoglienza integrata dello Sprar e verifica delle disponibilità sul territorio: atto di indirizzo del commissario prefettizio

Guidonia/Progetti per la realizzazione di interventi di accoglienza integrata dello Sprar e verifica delle disponibilità sul territorio: atto di indirizzo del commissario prefettizio
13 febbraio
11:41 2017

La delibera è la numero 25 del 9 febbraio, la firma quella del commissario prefettizio Giuseppe Marani, capo dell’amministrazione comunale di dallo scorso giugno. Tecnicamente è un atto di indirizzo, basato sul D.M. del 10 agosto 2016, quello relativo al sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (), provvedimento che ha disciplinato le modalità di accesso, da parte degli Enti locali, ai finanziamenti del fondo nazionale per le politiche ed i servizi dell’asilo, per la predisposizione dei servizi di per i richiedenti ed i beneficiari di protezione internazionale e per i titolari del permesso umanitario, nonché approvazione delle linee guida per il funzionamento del sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati: un decreto che di fatto innova le vie di approdo degli Enti locali al finanziamento delle strutture di – ovviamente nell’ambito della rete Sprar – con il dichiarato intento di dare stabilità ai progetti già avviati e di semplificare il procedimento di accesso dei nuovi progetti.

Il quadro. La successiva circolare del Ministero dell’Interno ha sottolineato come la riforma sia diretta a realizzare un sistema di accoglienza stabile principalmente sulla rete delle strutture SPRAR, circolare con la quale inoltre si intendeva sensibilizzare i rappresentanti degli Enti locali sull’importanza dell’adesione alla rete SPRAR, “per contribuire a costituire un sistema di accoglienza, quanto più diffusa sull’intero ambito nazionale”.  Il punto finale del quadro normativo alla base del provvedimento del commissario straordinario è quello della Prefettura, che con il “foglio prot. n. 297723 del 21 settembre 2016, ha ricordato ai Comuni che il d.m. 10 agosto 2016, per quel che riguarda i nuovi progetti, ha introdotto una rilevante novità, in quanto ha reso possibile – si legge nella delibera 25 – la presentazione della domanda in qualunque momento ed ha, altresì, previsto che le proposte, a seguito della valutazione di un’apposita Commissione, possono essere ammesse al finanziamento, con decorrenza dal 1 ° gennaio o dal 1° luglio di ciascun anno”: con la nota la Prefettura ha segnalato agli enti locali destinatari come “una loro ampia partecipazione alla rete SPRAR, oltre a valorizzare il protagonismo dei Comuni nella gestione del fenomeno dell’accoglienza, potrà contribuire a ridurre l’intervento straordinario della Prefettura nell’individuazione dei centri di accoglienza, dando piena attuazione al sistema previsto dalla vigente normativa”, rimarcando poi il tutto in una nuova nota, questa volta ad ottobre, con la quale veniva richiamata una circolare dell’Interno, “che ribadiva l’importanza di un’ampia adesione alla rete SPRAR da parte degli Enti locali ed ha preannunciato la divulgazione di un piano operativo, redatto d’intesa con l’ Anci, finalizzato a garantire un sistema di accoglienza quanto più equilibrato e diffuso sull’intero territorio nazionale”. Questo è il quadro all’interno del quale è inserito l’atto del Comune.

La deliberazione. Quello del commissario è di fatto un atto di indirizzo, con l’obiettivo di orientare le attività degli uffici al riguardo, dando indicazioni circa la partecipazione della Città ai progetti Sprar e circa le tempistiche. Atto di indirizzo, dunque niente necessità di acquisire i pareri favorevoli di regolarità tecnica e contabile. Nello specifico dunque la delibera  – il commissario scrive con i poteri della giunta – incarica il dirigente dell’Area VIII (Servizi alla persona, dunque servizi sociali, diritto allo studio, cultura e turismo) “di dare avvio alle attività necessarie per la presentazione di uno o più progetti per la realizzazione di interventi di accoglienza integrata dello SPRAR in favore di titolari di protezione internazionale  - si legge nel dispositivo – ed altresì richiedenti protezione internazionale, nonché titolari di permesso umanitario di cui all’art. 32, comma 3, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, singoli o con il rispettivo nucleo familiare”, ma non solo. Perché ai dirigenti delle Aree Demanio e Patrimonio, Urbanistica, Lavori Pubblici e Ambiente spetta il compito di verificare sul territorio – per gli ambiti di rispettiva competenza -la disponibilità di accoglienza, nonché le eventuali esigenze che potrebbero consentire la realizzazione degli interventi. Tempi brevissimi: la delibera specifica che i termini per la presentazione delle ipotesi dei progetti entro e non oltre il 20 marzo 2017, per consentirne la presentazione al Ministero dell’Interno entro il 31 marzo 2017.

L’accoglienza nel territorio. Due centri di accoglienza, uno a Guidonia centro con capacità ricettiva di 50 posti, tutti maschi, fascia d’eta dai 18 ai 31 anni, provenienza Africa e Asia, l’altro in zona Marco Simone, fascia d’età dai 19 ai 30 anni, e uno Sprar con capacità ricettiva di 150 posti, utenti di sesso maschile e dislocati in due sedi, fascia d’età 18-50 anni, provenienza ancora Africa e Asia. Questo è quanto risulta attivo oggi a Guidonia, il tutto per una normativa che ad oggi prevede come gli enti locali proponenti progetti di accoglienza possano richiedere un contributo per la realizzazione di interventi di accoglienza integrata dello Sprar “in favore di titolari di protezione internazionale ed altresì richiedenti protezione internazionale, nonché titolari di permesso umanitario di cui all’art. 32, comma 3, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, singoli o con il rispettivo nucleo familiare”. Servizi di accoglienza che hanno l’obiettivo principale la (ri)conquista dell’autonomia individuale dei richiedenti/titolari di protezione internazionale e di permesso umanitario accolti: un’ottica all’interno della quale diventa essenziale collocare al centro del sistema di protezione le persone accolte, “rendendole protagoniste attive del proprio percorso di accoglienza e di integrazione, anziché meri beneficiari passivi di interventi predisposti in loro favore, ma protagonisti attivi del proprio percorso di accoglienza”. Si parla dunque di accoglienza integrata, certamente vitto e alloggio unitamente a servizi volti al supporto di percorsi di inclusione sociale.

Niente progetti cofinanziati. Utile. Così la delibera del commissario prefettizio definisce l’ipotesi di “percorsi progettuali che realizzino alcuni tra i servizi minimi garantiti obbligatori sopra richiamati, e che in tale ambito debbano essere privilegiati quelli in grado di assicurare attività idonee all’integrazione sociale e che dimostrino alla collettività cornicolana gli evidenti benefici che da tale integrazione derivano”. Un’ipotesi che ovviamente non può prescindere dall’attuale e critica situazione economica finanziaria del Comune: impossibile anche solo immaginare esposizioni finanziarie per le casse comunali, e per questo non sono messi neanche in conto progetti da cofinanziare (non va dimenticato il piano di riequilibrio finanziario pluriennale).

La normativa. Ogni ente locale – in forma singola o associata – può presentare una sola domanda di contributo per ciascuna tipologia di destinatari. Parliamo di interventi di accoglienza integrata di durata triennale, per contributi assegnati distintamente per ciascun anno di durata, il tutto per una disponibilità non inferiore a 10 posti e non superiore – di norma – a 60 posti come capacità ricettiva.  La domanda di accesso al finanziamento è presentata esclusivamente attraverso accesso all’apposito sito internet: per la realizzazione dei progetti Sprar gli enti si avvalgono “di strutture residenziali e civili abitazioni, adibite all’accoglienza pienamente e immediatamente fruibili, conformi alle vigenti normative comunitarie, nazionali e regionali, in materia residenziale, sanitaria, di sicurezza  antincendio e antinfortunistica, nonché ubicate in centri abitati ovvero in luoghi adeguatamente serviti dal trasporto pubblico, al fine di consentire una regolare erogazione e fruizione dei servizi di accoglienza integrata”.

 

 

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